10 anni online


Settembre 1998. Pisa. Piove un sacco e il mio impermeabile non tiene bene la pioggia, il freddo mi entra nelle ossa ma finalmente svoltato l’angolo lo vedo: l’internet caffè. Entro. Il caldo e le voci della gente mi avvolgono, vado dritto alla cassa… “ciao, vorrei collegarmi ad internet”, il padrone del locale mi accompagna davanti ad una postazione, apre una pagina del browser e mi chiede se ho mai “navigato” prima. In pochi minuti mi crea un account su freemail e mi mostra Virgilio… pochi byte di trasmissione per la rete, un evento sensazionale per me. Tutto era nuovo, leggevo ogni singolo banner, informazioni utilissime per trovare tutto quello che volevo e scoprire quello che non conoscevo, mentre cliccavo un rumore costante di sottofondo mi ricordava che vicino a me un gruppo di ragazzi con cuffia e microfono si coordinavano in squadra ad un gioco in rete… mi trovavo alle soglie del nuovo millennio e mi sentivo veramente nel futuro.

Giugno 2008. Milano. Piove. Sono passati circa 10 anni dalla mia prima connessione nella rete, digito velocemente sulla tastiera in gomma flessibile acquistata in edicola il giorno prima, e nel buio della stanza la fibra ottica continua ad alimentare di informazioni i tre monitor davanti a me, che trasmettono un documentario, un grafico sull’andamento delle azioni di una società di broadcasting in rapida ascesa e il codice sorgente di un programma. Chiudo il player video e apro il browser sul mio account di posta elettronica, noto con piacere che tra la posta indesiderata i Phisher continuano ad usare traduttori automatici imperfetti e che se volessi risolvere i miei problemi con lo stress, il dottor Tizio-Caio mi mette a disposizione la sua innovativa pillola (frutto di sperimentazioni e studi nel corso degli anni…). Per un attimo mi chiedo se l’ultimo ritrovato di rete neurale che in questo momento sta studiando i miei click sull’account di posta sia stata “addestrata” a tenere in considerazione che alcuni leggono la posta indesiderata per farsi qualche risata. Mentre sto per chiudere il servizio una finestra inizia a lampeggiare: la chat integrata mi dice che ho ricevuto un messaggio, è un noto blogger che mi scrive:”ciao Mauro, come va?” scrivo un sunto dei miei ultimi due giorni, cercando di essere auto ironico e simpatico ma non ricevo nessuna risposta… ad un tratto un dubbio. Controllo la cronologia della chat. No, non può essere. L’ultimo contatto con questa persona risale a esattamente 1 settimana fa alla stessa ora (attenzione: non più o meno la stessa ora… esattamente la stessa ora) controllo il messaggio precedentemente inviato:lo stesso. Ho spiegato ad un Bot le mie ultime 48h… non è possibile…un ammasso di byte compilati, un’evoluzione di Eliza… e allora mi chiedo perché qualcuno dovrebbe scrivere il codice per un Bot che schedula delle frasi cordiali per i tuoi contatti. Sono scosso, mi verrebbe voglia di scrivere il codice di un Bot che risponde ad altri Bot… poi penso a Terminator e mi passa la voglia (Forse Skynet ha iniziato così da una chat)

Oggi il mondo della rete è colmo di terabyte informazioni che non servono a nessuno, social network come Buzz creati per promuovere campagne commerciali (pensare che mia madre ha passato anni al telefono a rispondere “no” all’ennesimo sondaggio, oggi è incredibile che qualcuno voglia farlo per hobby), blog dove gli utenti si proclamano blogstar, internet-guru (ma che razza di persona si chiamerebbe in questo modo?! E poi che significa? Guru di che?) trattando argomenti banali (in base alla moda del momento), facendo copia e incolla da altri blog (appunto mentale: creare un bot che copia e incolla i post di altri blogger e sostituisce alcune frasi con il mio slang), si visitano tra loro perché hanno la fobia di perdere visite, sherano banner, si definiscono “marketer di se stessi” ma riescono semplicemente a risultare scontati.

Sono passati molti giorni da quella prima connessione libera… e di cose ne sono cambiate un sacco, fortunatamente non tutte in peggio.Dalla rete sono nati importanti progetti, dalla sicurezza informatica al sociale. Le masse vengono portate in piazza con una minuziosa preparazione online, si possono imparare cose nuove (vd. Oilproject ) e crearne di nuove come Linux. Anche gli strumenti di ricerca stanno cambiando e magari un giorno il web semantico ci aiuterà… sperando in una società che sostituisca il motto “digito ergo sum” con “bloggare di meno e pensare di più”.

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